The House in the Woods



AM ricorda, forse sogna: giorni e notti si avvicendano, la Casa del bosco si popola di misteriosi visitatori, mentre un Piccolo Drago muove incerti passi fuori dal buio della memoria. Il sogno umanista di Anna Maria Ortese trasfigura nel sogno collettivo degli ospiti di una comunità di recupero dalle dipendenze.

AM remembers, maybe she dreams, and days and nights follow each other. The House in the Woods gets crowded with mysterious visitors while a Little Dragon moves tiny, unsteady steps out of the darkness of memory. The humanist vision of Anna Maria Ortese echoes through the collective dream of the guests of a drug rehabilitation center.


Titolo originale: La casa del bosco
Titolo internazionale: The House in the Woods
Formato di ripresa: FullHD
Formato di proiezione: DCP, Apple ProRes HQ
Rapporto immagine: 1:1:77
Colore / bn: bn & colore
Durata: 22’33”
Lingua: Italiano
Sottotitoli disponibili: Inglese
Anno: 2022
Produzione: Ezme Film
In coolaborazione con: La Genovesa Soc. Coop., Circolo del Cinema di Verona

Original title: La casa del bosco
International title: The House in the Woods
Shooting format: FullHD
Screening format: DCP, Apple ProRes HQ
Aspect ratio: 1:1:77
Color / bw: bw & color
Runtime: 22’33”
Language: Italian
Subtitles: English
Year: 2022
Production: Ezme Film
Co-production: La Genovesa Soc. Coop., Circolo del Cinema di Verona


Con: Giulia Mattoli, Martina Grigoletto, Laura Merzi, Eugenio Chionna, Marta Mamolo, Gianfranco Marogna, Giorgio Zabellan, Fabiola Cusin, Vannina Giacometti, Tiberio Mazzurega, Marco Brändle, Eugenio Chionna, Moctar Faye, Nicholas Trevisan
Regia: Giovanni Benini e Luca Mantovani
Fotografia: Davide Provolo
Montaggio: Pierpaolo Filomeno
Suono di presa diretta: Matteo Chiochetta
Direttore di produzione: Michele Bellantuono
Assistenti alla regia: Annalisa Corradini, Francesco Lughezzani
Realizzazione scene: Roberto Maria Macchi
VFX: Federico Forlani
Trucco UV: Jessica L. Roberto Casteblanco
Montaggio suono: Samuele Tezza
Musiche originali: Francesco Ambrosini (aka Duck Chagall)
Missaggio: Samuele Tezza, Francesco Ambrosini
Color grading: Michele Bellantuono, Giovanni Benini
Fotografie di scena: Ana Blagojevic, Francesco Lughezzani
Illustrazioni: Martina Grigoletto
Grafiche: Mezzopieno Studio

With: Giulia Mattoli, Martina Grigoletto, Laura Merzi, Eugenio Chionna, Marta Mamolo, Gianfranco Marogna, Giorgio Zabellan, Fabiola Cusin, Vannina Giacometti, Tiberio Mazzurega, Marco Brändle, Eugenio Chionna, Moctar Faye, Nicholas Trevisan
Director(s): Giovanni Benini e Luca Mantovani
Cinematographer: Davide Provolo
Editor: Pierpaolo Filomeno
Sound recordist: Matteo Chiochetta
Production designer: Michele Bellantuono
Assistant(s) director: Annalisa Corradini, Francesco Lughezzani
Realization of scenes: Roberto Maria Macchi
VFX: Federico Forlani
Make-up UV: Jessica L. Roberto Casteblanco
Sound editor: Samuele Tezza
Original soundtrack: Francesco Ambrosini (aka Duck Chagall)
Mix: Samuele Tezza, Francesco Ambrosini
Color grading: Michele Bellantuono, Giovanni Benini
Photographs: Ana Blagojevic, Francesco Lughezzani
Illustrator: Martina Grigoletto
Graphics: Mezzopieno Studio



Ai margini della ZAI veronese, c’è un luogo che nel margine ha trovato le ragioni profonde di un’umanità che non esita a mostrarsi sotto i segni del bisogno e dell’accoglienza.

La Comunità Terapeutica “La Genovesa”, che da decenni raccoglie persone di ogni età che si trovino nel bisogno a causa di alcoldipendenza e tossicodipendenza, ci ha aperto le sue porte nel settembre 2020, accettando la proposta di un percorso produttivo da realizzare con il coinvolgimento collettivo degli ospiti di pronta accoglienza e lunga degenza. Assediata dal raccordo autostradale, esposta a controversie demaniali come al brusio della produttività che non conosce mai sosta, La Genovesa è una bolla di irrealtà in un paesaggio di brutale realtà: là dove la violenta alienazione dei nonluoghi è la realtà che tutti sperimentiamo e l’umano, invece, è diventato l’irreale. Una visione verde e celeste che tremola contro il fondo di un indistinto grigiore.

Calare qui la scrittura di Anna Maria Ortese è stata una scelta istintiva, il perfetto combaciare di luoghi volti vite con una scrittura fra le più sensibili della nostra letteratura, forte nel denunciare gli orrori di un progresso disumano, il cui alto prezzo è pagato dalle creature più miti. L’occasione di raccontare l’anima di un luogo e dei suoi temporanei abitatori non con la cronaca “obiettiva” del documentario sulle dipendenze, ma attraverso il vetro appannato del fantastico. Come ogni vero scrittore fantastico, infatti, la Ortese non vorrebbe essere tale. Vorrebbe soltanto nominare la realtà che conosce. Ma la sua realtà è subito allagata da una piena di immagini, che la rendono multipla, variegata, senza fondo.

La Casa del bosco riassume, nel piano titolo prestato dalla scrittrice, le direttive spaziali e tematiche entro le quali abbiamo provato a muoverci in questo sogno collettivo sognato dagli ospiti della comunità. La casa è La Genovesa, dimora di campagna convertita a struttura di accoglienza. Il bosco è il terreno intorno, dove orti e stalle lasciano spazio a polverose macchie di acacie, tralicci dell’alta tensione, piloni di cemento, voragini edilizie e cumuli di ghiaia. “Casa” è rifugio e cura, la concreta accoglienza di una comunità, ma anche luogo che si deve abbandonare con fatica per tornare nel mondo. “Bosco”, allora, è quanto confonde la vista, la selva oscura che ci sgomenta lungo sentieri incerti che sembrano girare sempre in tondo. Qui si fanno incontri che ostacolano oppure offrono luce, tutti però contribuendo a spingerci verso il limitare del bosco, dove la vista finalmente spazia.

La Genovesa is a state-funded drug and alcohol rehabilitation center that, for decades, has been taking in people of all ages and backgrounds in need of addiction recovery. In September 2020 they accepted our proposal of a co-creation process carried out with the collective involvement of the guests of the community.

Besieged by the motorway junction, exposed to state land litigations, and to the ceaseless buzz of productivity, La Genovesa is a bubble of unreality in a harrowing landscape. Thus, immersing Ortese’s writing in this setting was the obvious choice to us since her works strongly denounce the inhumanity of economic progress, the price of which is often paid by the gentle creatures. In her books Ortese narrates the soul of a place, peering into the psychological landscape of its temporary inhabitants, not by the objective description but rather through the hazy mirror of fantastic.

The House in the Woods gives us the spatial and thematic coordinates within which we have tried to film this collective dream of the rehab guests. The House is La Genovesa, a country house converted into a long-term residential facility. The House is shelter and care but also a place one has to leave to return to the world. The Woods are the surrounding lands, where vegetable gardens and stables give way to acacia scrub, high-tension pylons, concrete piers, building pits, and heaps of gravel. The Woods is what blurs the vision, a disheartening dark forest that branches off into uncertain and mazy paths. This is where you can have encounters casting light on your path as well as putting obstacles in it, all of them, however, helping us to push ourselves towards the edge of the wood, where the eyes can finally run free.